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Metodo di allevamento di Bombyx mori
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Le differenze tra i sessi negli individui adulti del bombice del gelso sono ben evidenti. (Arianna Martolini)

I bachi mangiano poco alla volta e assai spesso. Durante la prima età necessitano di dieci pasti al giorno ad intervalli di circa due ore. Durante la seconda, la terza, la quarta età ed i primi 3 giorni della quinta età, le somministrazioni si riducono a otto al giorno, ogni tre ore; dal quarto giorno della quinta età in poi i pasti tornano dieci ad intervalli di circa due ore. Le regole appena illustrate obbligano a distribuzioni anche notturne; infatti i bruchi non hanno l’abitudine dell’uomo, e dei mammiferi in generale, di un lungo sonno notturno, ma mangiano anche di notte, ad intervalli regolari. Perciò è opportuno cercare di ridurre il digiuno notturno al minimo possibile; perdere alcuni pasti non è un danno per i bruchi, ma prolunga l’allevamento di alcuni giorni in funzione dei pasti persi. Ogni baco, per completare lo sviluppo larvale, può infatti accontentarsi di soli 20 g di foglie, anche se sono ottimali circa 700 g (si possono acquistare delle piantine di gelso su cui disporre un numero di bachi non superiore a due per alberello). Comunque, ben osservando le norme sopra indicate, la durata dell’allevamento è di circa 30 giorni. Ancora prima della maturazione dei bachi (evidenziata da irrequietezza del filugello, tessitura dei primi fili, parte posteriore del corpo traslucida) si devono preparare i materiali per i boschi; i materiali idonei allo scopo devono essere bene asciutti; quindi non possono essere costituiti da rami o erbe allo stato verde, e da nessun altro materiale che sia umido.

Devono inoltre offrire spazi numerosi e abbastanza ampi perché il baco possa sospendervi i bozzoli mediante le prime ragne di seta. Affinché tali spazi siano adatti per accogliere i bozzoli, devono essere un po’ più ampi dei maggiori diametri traversi del bozzolo. Ottimi materiali per i boschi sono la ginestra, l'erica e il ravizzone allo stato secco; anche la paglia soddisfa la stessa funzione. Le temperature devono essere superiori ai 20° C, meglio se intorno ai 25° C; si devono evitare raffreddamenti durante la tessitura del bozzolo perché il baco disturbato si arresta, e in qualche caso può ammalarsi e morire.

A 25° C, il decimo giorno, il bruco sfarfalla, generalmente tra le 8 e le 10 di mattina. L’adulto, con un’apertura alare di 4 – 6 cm, è generalmente bianco, ma non mancano le forme brune. L’estremità delle ali anteriori è uncinata; la farfalla è inetta al volo.

Malattie e prevenzione

Soltanto in tempi relativamente recenti il baco da seta è stato aggredito e tormentato da parecchie malattie.

Il calcino è la malattia storicamente più antica, risale al principio del 1700; le altre comparvero tutte in epoca più recente, nella seconda metà del diciannovesimo secolo. Le tradizionali malattie del baco da seta sono cinque: calcino, pebrina, flaccidezza, macilenza, giallume; un nuovo avversario del baco da seta è l’Insegar.

Il baco ammalato di pebrina diminuisce di volume e si raccorcia, si raggrinza, arrossa un po’, cessa di mangiare, compaiono sul suo corpo macchiette nerastre che si estendono sempre più. Infine il baco muore mummificato e indurito. Il germe che causa la malattia è un protozoo.

Il calcino è dovuto all’infezione da parte di un fungo parassita. Essa arriva sulla pelle del baco per mezzo delle microscopiche spore del fungo; giunte a contatto dell’animale le ife germogliano, e successivamente si sviluppano miceli che perforano la pelle e si ramificano abbondantemente nelle viscere. Dopo 3 o 4 giorni il micelio uccide l’animale, germoglia verso l’esterno e produce le spore.

La flaccidezza è una malattia che si manifesta all’improvviso ed è causata da un micrococco che viene ingerito con le foglie di gelso. Generalmente colpisce i bachi quando stanno per salire al bosco; il baco malato diventa scuro, molle e rallenta i propri movimenti, quindi muore lasciando colare un liquido scuro e di cattivo odore.

La macilenza, che è simile alla flaccidezza, si sviluppa durante le mute ed è dovuta a micrococchi. Il baco macilento presenta inappetenza, vomito e diarrea, dimagrisce, raccorcia, si raggrinza; assume colorazione lurida e lentamente muore.

Il giallume colpisce il baco negli ultimi giorni del suo sviluppo ed è provocato da spore parassite. Si rompe facilmente la pelle lasciando uscire un liquido denso e opaco; il baco presenta inoltre macchie gialle sulla pelle che poi si estendono a tutto il corpo, che ingiallisce completamente. Recentemente i bachicoltori hanno dovuto lottare contro un nuovo nemico: l’avvelenamento da Insegar. L’Insegar è un insetticida particolarmente efficace e selettivo anche a bassi dosaggi utilizzato contro i principali parassiti del pero e del melo; Il principio attivo del preparato è il Fenoxycarb (un carbammato non neurotossico) che espleta la sua azione nel periodo di sviluppo degli insetti causando una maggiore concentrazione dell’ormone giovanile in circolo nell’emolinfa degli insetti colpiti, alterandone quindi il metabolismo ormonale e mantenendoli nello stadio giovanile.

01 marzo 2012
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