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Allevamento in acquario di Poecilia spp. ''molly''
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Coppia di molly della varietà "sale e pepe"; il maschio (in basso) è riconoscibile, fra l'altro, per la presenza del gonopodio. (Stefano Tollari)

Allevamento

Dal punto di vista dell’allevamento, possiamo dire che questi pesci non presentano particolari difficoltà nemmeno per l’acquariofilo principiante; una questione sulla quale si è discusso per lungo tempo è quella riguardante l’aggiunta di sale marino all’acqua, che in certi testi (sia datati che recenti) è definita come indispensabile. Si sa per certo che alcune specie di molly vivono in acque salmastre, e che alcuni esemplari siano stati persino trovati in mare; ciò che non è tenuto abbastanza in considerazione è che il sottogenere Mollienisia (che tra l’altro in svariati testi ed articoli scientifici è denominato Mollienesia) occupa un areale molto esteso, comprendente una grande diversità di habitat sostanzialmente differenti dal punto di vista ecologico. Pertanto, se per alcuni esemplari di certe popolazioni naturali l’aggiunta di sale marino all’acqua può essere indispensabile allo scopo di ottenere una buona salute, per altri essa può rivelarsi quantomeno “indesiderata”; inoltre, molte piante acquatiche disponibili nei negozi d’acquari soffrono un’eccessiva presenza di sali. Da alcuni articoli sull’argomento risulta che vi sia solo una “razza” di P. velifera, che vive in Florida, in grado di vivere senza problemi in acqua salata, e che comunque, anche tra i molly non comuni quanto P. velifera o P. latipinna, vi siano specie con popolazioni viventi in acque interne e popolazioni viventi in lagune costiere.

Sempre sulla “questione del sale” è opportuno puntualizzare che, a causa della facilità nella riproduzione in cattività e della prolificità di questi animali, sono nati nel corso degli anni veri e propri ceppi d’acquario (per non parlare delle varietà) che si sono probabilmente adattati alla vita in acqua dolce pura; una certa adattabilità è sicuramente in parte dovuta al fatto che le differenti specie di molly non disdegnano affatto di incrociarsi tra loro, e ciò si traduce in una larga produzione di ibridi di varia natura che dilazionano ancora di più il concetto di “popolazione d’acqua salmastra” o “popolazione d’acqua dolce”. Pertanto, se assumiamo che il sale non sia indispensabile nell’allevamento dei molly,

diciamo che probabilmente, piuttosto che di acqua salata (con cloruro di sodio, NaCl), questi pesci hanno bisogno di un’acqua piuttosto dura, come quella che proviene dalla maggioranza dei rubinetti: nelle loro zone d’origine la maggior parte delle rocce ha una composizione calcarea.

Per ciò che concerne la riproduzione in vasca di questi animali, possiamo dire che essa è piuttosto facile da ottenere, e che sono sufficienti condizioni di normale ossigenazione e di pulizia dell’acqua perché essi si comportino come farebbero nel loro ambiente naturale. I molly sono piuttosto prolifici, anche se non quanto i loro “cugini” guppy (P. reticulata); anche nel loro caso, infatti, il problema della riproduzione si inverte, e diventa più difficile prevenire gli accoppiamenti piuttosto che indurli.

Parliamo a questo punto di riproduzione in acquario in maniera più strettamente pratica.

Dopo aver acquistato diversi esemplari di molly, ed averli tenuti per qualche tempo insieme (capita tuttavia piuttosto frequentemente di acquistare femmine già gravide), si potrà notare ad un certo punto un ingrossamento della zona ventrale della femmina, segno sicuro dello sviluppo di uova fecondate; la fecondazione nei pecilidi è interna, ovvero avviene all’interno della cloaca della femmina. La pinna anale del maschio, come già accennato, è trasformata in un gonopodio dotato di una sorta di uncinetti con i quali viene fissato all’interno dell’apertura urogenitale della femmina al momento dell’accoppiamento. Quest’ultimo richiede un perfetto sincronismo dei movimenti dei due riproduttori, il quale può esistere solamente quando la femmina è pronta per la riproduzione.

Con l’aiuto di una piccola scanalatura nel gonopodio, viene trasportata nel corpo della femmina una piccola quantità di sperma raggruppata in un pacchetto, la quale servirà per la fecondazione di un grande numero di uova (e ricordiamo che solo parte di questi spermatozoi verrà utilizzata per la fecondazione, mentre un’altra parte verrà conservata per deposizioni successive, fino a diversi mesi di distanza).

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