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Alimentazione in cattività di Testudo hermanni - parte prima

Già Ippocrate sapeva quanto una corretta alimentazione fosse fondamentale per il mantenimento di un buono stato di salute. In questa sede sarà proposta la prima parte di un'estesa trattazione inerente la dieta ottimale di Testudo hermanni, la popolare testuggine da giardino.

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Testudo hermanni. (Fabrizio Fioravanti)

Classificazione tassonomica ed evoluzione

L’ordine dei cheloni appartiene alla sottoclasse degli anapsidi, della classe dei rettili. I cheloni, infatti, presentano marcati caratteri distintivi che li disgiungono dal resto dei rettili, quali: capo largo e breve, presenza di corazza a scudi cornei e assenza di depressioni e forami nelle regioni temporali del cranio.

Il loro più visibile elemento di distinzione, la corazza, è una struttura che con molte probabilità ha determinato l’enorme successo evolutivo dei cheloni (in concomitanza con altri importanti fattori di adattamento ed evoluzione). Tale struttura, dai ritrovamenti fossili che testimoniano le linee dello sviluppo evolutivo, è presente da almeno 220 milioni di anni (periodo Triassico) nell’ancestrale ordine dei cheloni, ed ha subito minime variazioni e modifiche nel corso delle ere, ad ulteriore testimonianza dell’utilità evolutiva di tale complesso.

Ritrovamenti fossili di Testudo hermanni o altre specie comunque ascrivibili al gruppo sono stati rinvenuti in siti europei datati da 1,8 milioni di anni fa (periodo di transizione tra il Pliocene e il Pleistocene) fino al Neolitico, con un picco negativo nei rinvenimenti nel periodo compreso tra 25.000 e 10.000 anni fa, dovuto probabilmente al culmine dell’ultima glaciazione (risalente a 18.000 - 10.000 anni fa).

Al contrario, purtroppo, il loro futuro non appare molto positivo: il numero di specie in pericolo di estinzione è elevato, e in ogni caso la minaccia è riconducibile all’azione umana, sia per distruzione e scarsa tutela dei loro habitat naturali, sia per attività illecite e immorali che avvengono nei loro confronti (ad es. prelievo dallo stato libero, mercato degli animali da compagnia, detenzione indiscriminata, ecc.).

Le specie viventi appartenenti ai cheloni sono circa 250, organizzate in 70 generi, ma il numero è destinato a variare a causa di continue revisioni tassonomiche e scientifiche.

Testudo hermanni Gmelin 1789 (testuggine italiana, testuggine comune o testuggine di Hermann) appartiene al più numeroso sottordine dei criptodiri, che a differenza dei pleurodiri, effettuano il movimento di ritiro della testa all’interno della corazza mediante flessione verticale (anziché orizzontale come nei pleurodiri) delle vertebre cervicali; tirando il collo all’indietro l’apertura anteriore tra carapace e piastrone viene completamente occlusa dalle zampe, che possono occupare tutto lo spazio laterale. Scendendo nella posizione tassonomica, la troviamo inserita nella superfamiglia dei testudinoidei, famiglia testudinidi, gruppo di specie terrestri con corazza particolarmente robusta e forma molto convessa.

Generalità e apparato digerente

Le Testudo hermanni, ovviamente, rientrano nel gruppo delle tartarughe terrestri che conducono un regime alimentare strettamente vegetariano. In particolare svolgono all’interno dell’ecosistema ruolo di consumatori primari (eterotrofi di 1° livello) o erbivori (che si nutrono di organismi fotosintetici produttori).

L’apparato digerente di una Testudo hermanni, sotto certi aspetti, è riconducibile a quello dei mammiferi: lo stomaco produce grandi quantità di enzimi digestivi (che si attivano con temperature di circa 30°C), il pancreas e il fegato producono rispettivamente enzimi e sali biliari; la digestione è tuttavia maggiormente complessa a livello intestinale (l’intestino è molto sviluppato come in tutte le specie erbivore). La flora intestinale che si trova nell’appendice e nell’intestino crasso è la responsabile dei processi fermentativi che favoriscono l’assimilazione delle sostanze nutritive ingerite con l’alimento.

Il cibo naturalmente reperibile è totalmente privo di frazioni lipidiche, minime frazioni proteiche (esclusivamente di natura vegetale), minime o assenti frazioni glucidiche dei carboidrati di riserva, ma abbondanti frazioni glucidiche dei carboidrati strutturali (elevato tenore in fibra grezza).

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